IUS PRIMAE NOCTIS, LEGGENDA O REALTÀ?

Secondo gli storici, le prove riguardo lo ius primae noctis sono estremamente deboli. Non ci sono testi storici che ne accertino la pratica. Neppure nei testi “spinti” si racconta di tale usanza Lo ius primae noctis non è solo un folclore locale, ma in certe zone d’Italia è una leggenda talmente sentita che è divenuta storia. Per noi eporediesi, ad esempio, quel detestabile diritto feudale di poter giacere con l’ultima sposa cittadina, la prima notte di nozze, è diventata una favola romantica in cui credere. Dopotutto, il messaggio che ne scaturisce è di libertà: un racconto romantico e avvincente, pregno di giustizia e coraggio. Una storia in cui Violetta, figlia di un mugnaio, obbligata a concedersi al signorotto cittadino, lo decapita. Questo tipo di leggenda esalta le virtù e il riscatto dai soprusi. Tuttavia, sebbene a qualcuno piaccia crederci, sembra proprio che il «diritto alla prima notte» non sia mai stato praticato. Non c’è nessuna testimonianza che ne attesti la consuetudine e le prove sono molto deboli. L’idea che un malvagio feudatario potesse sostituirsi al marito, con le proprie vassalle plebee, è un’immagine assai diffusa che abbiamo del Medioevo. Una leggenda oscura del feudalesimo Se romanzi come Le droit du seigneur ou L’écueil du sage di Voltaire, le opere musicali, una su tutte La folle giornata, nelle Nozze di Figaro, oppure il film Il principe guerriero ne parlino, è solo come pretesto narrativo. Un retaggio popolare, nato a cavallo tra il Medioevo e il Rinascimento, per farci capire quanto fossero crudeli e spregiudicati i ricchi signori. È una leggenda oscura del feudalesimo. Nelle novelle e nella letteratura che descrivono situazioni reali del Medioevo, le quali raccontavano senza alcun problema anche situazioni sessuali, non c’è traccia dello ius primae noctis. Neppure nei fabliau francesi (favolelli spinti e irriverenti), se ne parla. Se ci fosse traccia, dovrebbe essere in questa vasta novellistica medievale europea — Boccaccio incluso. Eppure, tranne racconti sessuali, alcuni inventati e altri realistici, non viene mai citato tale diritto. Sono attestati numerosi casi di violenza sessuale, ma non si cita mai il diritto alla prima notte d’amore. Ius primae noctis e Cent nouvelles nouvelles Nel Cent nouvelles nouvelles (novella 24) ad esempio, una raccolta narrativa del 1400, si racconta la storia di un conte al quale piace una giovane donna paesana. Il nobile, dopo essere stato respinto e ridicolizzato, non solo non pratica il suo potere nobiliare sulla ragazza, ma addirittura le dona una cospicua dote in virtù del coraggio dimostrato. Nei documenti storici ci sono numerose lamentele popolari, alcune scoppiate in rivolta come il tuchinaggio, riguardo agli obblighi dei servi della gleba verso i signori. La maggior parte delle proteste, però, erano dovute alle tasse troppo alte o alla mancanza di testamenti terrieri. Anzi, sovente succedeva che i contadini si ribellassero al signore locale fino a farlo fuggire o addirittura assassinarlo. Anche in questo caso, tra gli obblighi dei contadini, non c’è alcun accenno alla prima notte. Durante l’Illuminismo, lo ius primae noctis divenne un luogo comune nella denuncia del feudalesimo e della tirannia. Probabilmente la leggenda nasce a causa di qualche padre il quale, non potendo pagare le tasse, diede la figlia al signorotto, m̲a̲ ̲n̲o̲n̲ ̲c̲o̲m̲e̲ ̲d̲i̲r̲i̲t̲t̲o̲ ̲d̲o̲v̲u̲t̲o̲. Uno tra i più noti tributi feudali riguardante le spose, era il maritaggio: un tributo economico che andava corrisposto al proprio signore, in caso di matrimonio, soprattutto quello tra contadini soggetti a due signori diversi, in origine vietato.