CHI ERA SAVINO, IL PATRONO DI IVREA?
Chi era Savino di Spoleto, diventato il santo patrono di Ivrea? Si prodigò nella conversione dei pagani umbri e morì a bastonate. Sino al 1700, la festa patronale era il 24 gennaio Che Savino, noto anche come sancto Sabino, sia il patrono di Ivrea è cosa nota a tutti gli eporediesi. Tuttavia, molti ignorano che il vescovo era originario di Spoleto e che le sue spoglie raggiunsero Ivrea dopo diversi secoli dalla sua morte. Sabino, difatti, morì a Spoleto intorno al 300 d.C., ma solo nel 956 le sue reliquie furono trasferite a Ivrea. La traslazione delle esequie fu fatta da Corrado Conone, duca di Spoleto e parente di Arduino da Pombia, noto come re Arduino. La data esatta della traslazione, quando i resti di Sabino giunsero a Ivrea, è documentata al 24 gennaio 956. Immagine di Savino vescono, patrono di Ivrea IV sec d.C. Per quasi otto secoli, la festività in onore del santo è stata celebrata nella sua data tradizionale. Tuttavia, intorno al 1750, per le rigide temperature invernali, si decise di spostarla al 7 luglio. Una volta giunte a destinazione, le reliquie di Savino iniziarono a produrre numerosi miracoli, guadagnandosi così la venerazione degli eporediesi. L’urna contenente le reliquie, in cui è ben visibile il capo del santo, è attualmente custodita nella sacrestia della cattedrale di Ivrea. Durante la festa del patrono, la testa di Savino viene portata solennemente in processione attraverso le strade del centro storico, in un momento di grande devozione e partecipazione da parte della comunità. Perché le esequie furono portate a Ivrea? Corrado Conone, figlio del marchese Berengario d’Ivrea, fuggì da Spoleto nel 954 per sottrarsi a un’orrenda pestilenza. Si dirisse verso le terre paterne, portando con sé le reliquie di Savino, convinto che esse potessero proteggere Ivrea dall’imminente epidemia, ormai giunta in Piemonte. Da quel momento, San Savino è divenuto il patrono di Ivrea. Ogni anno, il 7 luglio, si tiene una delle fiere equestri più importanti d’Italia, un evento che celebra un animale fondamentale per la storia della città, sin dai tempi della dominazione dei Salassi. La morte di Savino e la leggenda Momento in cui vengono tagliate le mani a Sabino Fu vescovo di Spoleto nei primi secoli d.C., precisamente tra il 200 e il 300. La sua missione principale era quella di convertire i pagani residenti nel suo territorio. Questa impresa, tuttavia, si rivelò estremamente rischiosa a causa delle incessanti persecuzioni anticristiane orchestrate dall’imperatore Diocleziano. In seguito a queste persecuzioni, subì una punizione atroce: gli furono amputate le mani, un evento che è stato frequentemente rappresentato nell’iconografia a lui dedicata. Nonostante questa terribile sofferenza e la detenzione, egli continuò a compiere straordinarie opere, tra cui il miracolo di restituire la vista a un cieco. L’ironia della sorte volle che il carnefice di Savino fosse afflitto anche lui da una grave malattia agli occhi. Dopo aver appreso del precedente miracolo, decise di incontrare il santo. L’uomo rimase profondamente impressionato e si recò nella cella di Savino per ricevere la cura. Non appena il santo lo guarì, il carnefice abbracciò il cristianesimo. Tuttavia, questo miracolo suscitò una tale furia nelle guardie presenti che, percependo una minaccia, non esitarono a colpirlo a morte con dei bastoni.